sabato 2 febbraio 2019

LA DECRESCITA FELICE DEI 5S PARTE DALLA CHIUSURA DOMENICALE DEI NEGOZI


Il dato dell'Istat che ha certificato che il paese è in recessione tecnica, anche se aspettato, ha comunque fatto capire che occorre una svolta per non rischiare un nuovo pericolosissimo avvitamento dell'economia. Dai dati rilasciati dall 'istituto di ricerca italiano, si evince che questo calo trimestrale del PIL, il secondo consecutivo, è determinato sopratutto da un raffreddamento dei consumi interni. Se, infatti, l'export continua a reggere, grazie alla capacità dei nostri imprenditori di vendere i propri prodotti all'estero, il dato che continua a preoccupare e a pesare sul PIL è proprio quello legato ai consumi interni, che continuano a ristagnare. E proprio alla luce di questo dato che appare davvero fuori luogo se non addirittura, almeno per alcuni, sconsiderata la decisione di chiudere le attività commerciali di domenica per buona parte dell'anno. Le reazioni, infatti, sono tutt'altro che positive. La Codacons di recente ha affermato che “Se il Governo vuole uccidere il commercio in Italia, l’iter avviato è sicuramente quello giusto. Una fetta consistente di negozi riesce a sopravvivere proprio grazie agli acquisti che i consumatori fanno nei giorni di festa, quando cioè le famiglie sono libere di uscire e girare per le vie dello shopping e i centri commerciali”.
Vietare le aperture domenicali e nei giorni festivi, secondo l'associazione dei consumatori, si tradurrebbe in una condanna a morte per migliaia e migliaia di piccoli esercizi, in un momento storico in cui appunto i consumi sono già al palo. Ma anche dalla parte dei commercianti le reazioni sono state tutt'altro che positive, se si pensa che la Confimprese ha lamentato che la chiusura domenicale “porterebbe alla perdita di 150mila posti di lavoro, pari al 5% dell’attuale occupazione nel retail, con particolare riferimento all’occupazione giovanile e femminile che il settore riesce, in controtendenza rispetto ai dati del sistema Paese, a creare. “ D'altra parte i dati di Federdistribuzione parlano chiaro: circa 19,5 milioni di persone acquistano la domenica; 12 milioni nella sola Distribuzione Moderna Organizzata e 6 milioni di persone mediamente frequentano i centri commerciali la domenica. Ma al di là di quelle che possono essere le motivazioni di una simile decisione resta il fatto che certamente l'impatto non sarebbe positivo, in un quadro che già volge verso il peggio. Sia sul piano occupazione:  L’industria dei centri commerciali nel suo complesso impiega 553.000 persone, pari a 400 milioni di euro in maggiori stipendi. La cancellazione delle aperture nei giorni festivi colpirebbe almeno 40.000 lavoratori (nel solo settore dei centri commerciali). Sia su quello dei consumi, che subirebbero un ulteriore calo, considerando come ormai lo shopping nel giorno di festa sia diventata quasi una prassi per molti italiani. Secondo Oscar Farinetti, fondatore della famosa catena di negozi alimentari, la decisione avrebbe addirittura effetti “catastrofici” considerando che "perderemmo un sacco di posti di lavoro. I negozi fisici vanno tenuti aperti quando la gente ha tempo di venire. Altrimenti vincerà l'online. Ho parlato con i giovani che lavorano da Eataly, al 90% giudicano una follia chiudere i negozi alla domenica e sono pronti a lavorare, anche perché si guadagna un po' di più, mi sembra il 30% “. Il re dell'alimentazione arriva a prevedere una perdita del 15% di fatturato, irrecuperabile, e diverse centinaia di posti di lavoro. Inoltre questa decisione avrebbe l'effetto di alimentare ulteriormente il commercio online, con grande gioia dei colossi stranieri del settore. La questione è quindi assai delicata, ma certo è che la giustificazione dei 5 stelle, secondo cui lavorare la domenica avrebbe effetti deleteri sulla armonia della vita delle famiglie coinvolte, anche se magari condivisibile dovrebbe essere rapportata al danno economico che ne avrebbe il settore retail. Secondo alcune stime preliminari una decisione simile porterebbe, infatti, un calo del 13% del fatturato con una perdita secca di entrare per quasi 34 miliardi di euro solo il primo anno. E gli esuberi potrebbero variare dalle 70.000 alle 130.00 unità. Questo almeno il quadro che emerge da uno recentissimo studio realizzato da Bain & Company sempre per Confimprese.  Ecco perchè, visto che gli stessi esponenti del movimento, sono cosi attenti a fare le analisi costi-benefici sulle grandi opere, sarebbe il caso anche in questo caso forse di analizzare meglio il rapporto fra costi e benefici. E' indubbio poi che la decisione di chiudere la domenica darebbe un duro colpo ad un settore, come quello degli outlet che appare ancora in discreta salute generando nei suoi 27 centri sparsi sul territorio nazionale fatturato ed occupazione, e buona parte di questo realizzato proprio di Domenica. Restano quindi molti dubbi sul fatto che questa decisione possa avere effetti benefici sulla qualità della vita di molte famiglie. A parte il fatto che ormai i centri commerciali sono diventati per molte famiglie sempre più come un polo di attrazione, tutto sommato economico, dove passare qualche ora spensierata nel weekend. Ma sopratutto, come abbiamo visto, questo porterebbe una inevitabile perdita di migliaia di posti di lavoro, si avrebbero effetti disastrosi su centinaia d famiglie, che oltre alla domenica avrebbero anche gli altri sei giorni per stare insieme, ma senza stipendio non crediamo che l'effetto sarebbe quello di creare armonia al loro interno. A meno che non si voglia aumentare la già abbastanza vasta platea degli aventi diritto al reddito di cittadinanza. Con quali fondi non è dato a sapersi. 

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